Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/134

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122 LIBRO XII. Le premurose sollecitudini con cui il ■ Senato veneto ha sempre promossi e fomentati • gli studi nell’università di Tadova, diedero occasione ad aggiungerle un nuovo ornamento, cioè una pubblica biblioteca che ancor in ancavaie. Ne fu fatto il decreto nel 1629, e si stabilirono poscia le annue entrate con cui accrescerla successivamente, e con cui ancora mantenere chi ne avesse la cura, come si può vedere distesamente narrato dal Facciolati (Fasti Gymn. patav. pars 3). Di questa biblioteca non fanno menzione i due dotti monaci da noi più volte citati. Ben parlano amendue di quella di Santa Giustina (Mabill. Iter italic. p. 26; Montfauc. Diar. italic. p. 78) , e il Mabillon ricorda ancora quella della cattedrale, di cui abbiamo altrove trattato, la quale pochi anni prima dal canonico Giambattista Veri era stata abbellita ed ornata. Il Mabillon accenna ancora la magnifica stamperia di lingue orientali aperta dal Cardinal Gregorio Barbarigo vescovo allora di Padova nel suo seminario. Questo gran cardinale, a cui dovrà sempre moltissimo non solo la religione da lui promossa colf ardente suo zelo , e illustrala colf esercizio delle più belle virtù che lo han fatto annoverar tra’ Beati, ma anche la letteratura per l’impegno eli’ egli ebbe nel promuoverla e nel coltivarla, non trascurò alcun mezzo per rendere quel suo seminario utilissimo alla Chiesa e alle scienze. Ei vi fece fiorire lo studio della lingua greca e delle orientali, al quale fine fondò la stamperia sopraccennata; e le molte lettere da lui scritte al Magliabecchi (cl. Venet. Epist. ad