Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/288

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276 LIBRO che prima ili lui uvea scoperti i satelliti di Giove. Ma non fu il solo Capra, o il solo Mario che contrastassero al Galileo questa invenzione. Alcuni vogliono che Giusto o Giodoco Byrgio ne fosse il vero inventore; e di questa opinione, oltre più altri scrittori, è anche il Montucla (l. cit. p. 471), il quale avverte che ciò affermasi da Levino Hulsio in un suo libro stampato nel 1603, e che anche un certo Horchero da Berncastel avea stampato un libro nel 1607 su questo stromento. Ma se il Galileo , come pruovano le testimonianze da lui prodotte nella sua Difesa, fin dal 1597 avea cominciato ad usarlo, invano se gli oppone un libro stampato nel i(5o3; e molto più che avendone egli mostrato f uso a diversi Tedeschi, come narra egli stesso, intendersi facilmente come presto se uè divolgasse la fama nell1 Allemagna. Io credo però, che il Byrgio, senza saper di quello del Galileo, inventasse il suo compasso, e il raccolgo da ciò che dice il Bernaggeri nelle sue note al libro del Galileo, cioè che il compasso di questo era assai meno soggetto agli errori, e di uso assai più ampio che quello del Byrgio. XII. Anche il termometro, benchè da alcuni, , e fra gli altri dagli Enciclopedisti. si spacci come invenzione del Drebbel, con maggior fondamento si annovera tra gli stromenti ideati dal Galileo (a): In questi medesimi tempi, cioè (a) Il già citato sig. Barbieri vorrebbe dar la gloria dell’invenzione del termometro a Sebastiano Bartoli da Montella nel principato Ultra, il quale ne fece menzione