Pagina:Torino e suoi dintorni.djvu/47

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popolazione 23


Verso il secolo XIV la città di Torino non passava il novero di 4,200 a 4,500 abitanti. Nel 1584 se ne contavano da 9 a 10,000, distribuiti in tredici parrocchie. Nel 1598 ordinatosi un censimento risultarono bocche 11,601. In febbraio 1706 volendosi conoscere il bisogno di vettovaglie per l’imminente assedio, furono numerati gli abitanti a 41,822. Le tavole pubblicate dal conte Prospero Balbo indicano il progresso della popolazione di Torino nel secolo XVIII, dal 1715 al 1799; nel qual ultimo anno ascendeva ad 80,752, mentre nel 1797 era salita a 91,8431.

Nel 1813 la popolazione di Torino non ascendeva, dicono, che a 65,548 individui. Le guerre e la lontananza della Real Casa la fecero declinare di tanto!

I risultamenti officiali del censimento del 1838 danno 117,072 abitanti; quelli del 1848 (che sono gli ultimi finquì raccolti e fatti di pubblica ragione), presentano una popolazione fissa, compresi i borghi ed il territorio, di 136,849 individui distribuiti per case, famiglie, sezioni, borghi e territorio, come segue:

Case Famiglie Abitanti Famiglie per casa Abit. p. fam.
3289 33040 156849 10.05 4.14
Maschi Femmine Totale
Sezione Moncenisio 9636 9804 19440
» Dora » 9865 9247 19112
» Monviso » 11744 10864 22608
» Po » 13016 13577 26953
Borgo Dora » 5501 5189 10690
» Po » 2182 1860 4042
» Nuovo » 5164 4807 9971
Territorio » 12590 11803 24393
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Totale N° » 69698 67151 136849

In questa cifra non è compresa la popolazione mutabile, vale a dire i militari di presidio, gli studenti, i ricoverati, i manovali, e quanti vi hanno dimora accidentale, per cui non crediamo esagerato il calcolo presentemente (attesa la circostanza straordinaria di una numerosa emigrazione dalle altre province d’Italia), la popolazione di Torino ascendere a 160,000 abitanti.

V. ― CLIMA ED IGIENE.

Quantunque situata quasi al confluente di due fiumi, la città di Torino non presenta un clima insalubre. Dappoichè vennero atterrati gli alti bastioni che la cingevano sono scomparse le malattie epidemiche che non di rado vi regnavano, massime nella calda stagione.

Nel durare di quasi tutto l’inverno è dominata dal vento di S.— O. il quale, attraversando catene di monti coperti di neve, rende questa stagione piuttosto lunga e rigida. Il termometro scende comunemente, benchè per pochi giorni, a gradi -12 di R. ed in qualche inverno sino ai gradi -15, quantunque ci siano stati de’mesi invernali talmente miti, che il ghiaccio non acquistò solidità bastevole ad essere conservato.

La primavera è assai incostante, attesa la varietà dei venti che in essa si alternano, e non è raro il vedere nel suo corso giornate invernali succedere ad altre caldissime: di che avvi una sufficiente ragione nella vicinanza delle Alpi che d’ogni parte ci attorniano e che fanno del Piemonte una specie di grande vallata.

Le stati sono oltremodo calde, allorchè il vento di N.— E., apportatore di pioggie e di gragnuole, cessa di soffiare. Il termometro ascende comunemente a 26 e 27 gradi di R.

L’autunno, pel contrario, riesce la più amena delle stagioni, se le pioggie equinoziali di troppo non si prolungano come accadde nel 1839.

  1. Veggasi l’Annuario Statistico pel 1852 di G. Stefani, Torino. Tip. Favale.