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16 TORNIAMO ALLO STATUTO

azione nel determinare l'indirizzo della legislazione e nel sindacare gli atti del Governo.

Ora la Camera è le tante volte obbligata, in forza della questione cosidetta politica e di fiducia che si pone ad ogni istante, a lasciar passare alla cieca provvedimenti legislativi che essa, nella sua intima coscienza, disapprova in tutto o in parte.

Tolta la diretta e fatale dipendenza del Ministero dall'appoggio ininterrotto della maggioranza della Camera, questa rimane più libera di preoccupazioni d'altro ordine nell'esprimere il suo giudizio oggettivo tanto sulle singole proposte in materia legislativa, quanto sui singoli atti del Governo, inquantochè ogni disapprovazione o monito della Camera non segnerebbe necessariamente e fatalmente la morte politica di un ministro o di un Gabinetto, non suonerebbe ritiro della fiducia del mandante nel mandatario. Oggi la costante preoccupazione politica ed il timore di compromettere per una questione speciale le sorti del Gabinetto e l'equilibrio generale dei partiti o dei gruppi parlamentari, spinge troppo spesso la Camera a trascurare il coscienzioso disimpegno della sua funzione legislativa.

La maggioranza dei deputati, avendo per primo interesse e conseguentemente per prima sua preoccupazione la salvezza del suo Ministero, si mostra oggi le troppe volte disposta a lasciare perfino manomettere i diritti e le prerogative del Parlamento, piuttostochè, con un voto contrario, porre a rischio la vita del Gabinetto e il proprio predominio nel Governo. Ed è così che si spiega la grande docilità con cui si sono viste le maggioranze piegare ripetutamente il capo dinanzi ai decreti-legge, anche quando questi compromettevano, in tempi e condizioni normali, questioni di alta importanza costituzionale, economica e finanziaria.

Ricondotta invece l'azione della Camera nella cerchia delle sue legittime competenze, la maggioranza si mostrerà sempre, non meno della minoranza, gelosa di mantenere incolumi i diritti collettivi dell'istituto cui appartiene.

La mia tesi non è, certo, che le sorti del Ministero o dei singoli ministri non debbano e non possano mai in alcun modo dipendere dai voti della Camera, ancorchè questi voti partano da una vera volontà ponderata e costante, e rivelino un serio movimento dell'opinione pubblica. Così come oggi, mentre una siffatta dipendenza è proclamata fatale e necessaria, essa non si è sempre tra-