Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/190

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creature vili 183


— Ma io almeno un’ora; mentre aspettavo la pettinatrice.

— Io due ore, prima che andassimo a mangiare.

— E vi pare parecchio? — dimandò la Francese.

— Io non dico questo! — rispose Fanny.

— E, allora, perchè lo raccontate? Se voi sapeste quanto ho pianto io!

Eva si guardò la punta delle unghie; poi le scarpette di raso chiaro, color topo. Sara si scosse tutta, con un brivido; poi disse:

— Sarebbe meglio tenere nascosti i nostri segreti! Agli altri importano poco!

— Io dico sempre la verità, — dichiarò Fanny. — Farò male, ma non mi riesce a stare zitta.

Eva la guardava, ridendo con quel suo sorriso ch’ella poteva crescere o scemare, come la voce.

Io sentivo ormai affetto per tutte e cinque: dentro di me si erano potute purificare; e io, forse, avevo imparato quel che prima non sapevo. Era un nuovo sentimento; e mi proponevo di non perderlo mai. Sentivo che era possibile,