Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/250

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marito e moglie 243


Le cime degli eucalipti sono luminose, e i raggi della luce vi si impigliano come fossero chiome più larghe. Anche il selciato specchia. I Colli Albani sono di un turchino asciutto e eguale. Ella riprende:

— Noi dobbiamo parlare della nostra vita passata come se fosse di due persone che abbiamo conosciute molto tempo fa.

— Enrica, sbagli.

— Per me, non sbaglio. Io ti dico come sento.

— Enrica! Enrica!

— È molto meglio tacere.

E sorride un’altra volta. Anche egli, ora, s’accorge che il suo desiderio è inquieto e non profondo; e non gli basta. Il suo desiderio gli dà soltanto una specie d’irritazione nervosa. Anche nel suo animo non c’è più nulla, ed è inutile costringere la moglie a credere quel che egli vorrebbe. Bisognerebbe, forse, che passassero parecchi anni; ma senza invecchiare. Invece anche lui non ha più nulla da chiedere. È evidente! Allora, quasi si vergogna d’averla voluta ingannare. Egli ha perso tutto!

Enrica gli dice:

— Da quella volta non mi sarebbe più possibile credere.