Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/453

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manzoni e cavour 423

Voglia gradirò questi cordiali sentimenti, insieme con quello del mio profondo rispetto.

Erano bastati pochi giorni perchè la singolarissima fibra di Cavour riprendesse la calma dei gagliardi. «Non bisogna guardarsi indietro», egli diceva ai suoi familiari; «se una via c’è tagliata, ne piglieremo un’altra. L’Inghilterra non ha ancora fatto nulla per l’Italia. Può esser venuta la sua volta. Mi occuperò di Napoli. Mi si accuserà d’essere un rivoluzionario, ma prima d’ogni altra cosa occorre andare innanzi, o noi andremo!»1 . Tornò in Piemonte, donde l’8 settembre rispose al Manzoni:

L’avere voluto associare il mio nome al contrassegno ch’Ella ha ricevuto dal Re, fu per me dolce e inaspettato conforto. Certo, quando come ministro posi il piede in Milano, primo mio pensiero fu di rendere omaggio a quel Grande che mantenne illustre il nome d’Italia mentre essa giaceva dimenticata o derisa nelle tenebre della più dura oppressione. Circostanze irresistibili non mi lasciarono mandare ad effetto questo mio divisamento. Ripassai a Milano due volte, ma in tale stato d’animo da non pensare che alla crisi tremenda che ci minacciava. Ciò fu causa ch’io dovetti abbandonare il Ministero senza avere potuto soddisfare ad uno dei miei più vivi desiderii, ch’io riputava ad un tempo uno dei miei più stretti doveri.

La ringrazio di cuore di aver interpretato rettamente le mio intenzioni, o di avere giudicati i sentimenti ch’io nutro per Lei non dai miei atti, ma dai progetti che imprevedibili eventi mi tolsero d’eseguire.

Poiché Ella vuole dare un certo valore a quel poco che ho potuto operare a pro della nostra patria, mi permetta di chiedernele un guiderdone: la preziosa Sua amicizia. Il nome d’amico di Alessandro Manzoni sarà la più cara, la più splendida ricompensa del passato, il maggiore incentivo per l’avvenire.



Io non so se Cavour avesse davvero bisogno di maggior incentivo. Di questo son certo, che il plebiscito di stima, d’affetto, d’ammirazione, di fiduciosa speranza, ond’egli si

  1. Cfr. De La Rive, Le comte de Cavour: récits et souvenir; Paris, 1863, p. 302. — Di questo bel libro, divenuto rarissimo, c’è ora una versione italiana, pubblicata a Torino dal Bocca, con prefazione di Emilio Visconti Venosta, per cura della nipote di Cavour, la marchesa Adele Alfieri di Sostegno.