Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/491

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manzoni e napoleone iii 461


Caro Stefano,       Non c’essendo, il giorno del mio arrivo, seduta pubblica, o essendo festa il giorno seguente, ho potuto giurare solamente questa mattina1. E siccome potrebbe parere strano l’andarsene prima della votazione, che sarà probabilmente domani, così mi fermerò probabilmente lino a lunedì. Ho dunque tempo di ricever nove della nostra povera Teresa, e le aspetto da te. Sono solo in casa, e non vi posso quindi mandare i saluti degli Arconati e di Bista [Giorgini]; ma sono di que’ saluti che s’indovinano.
       Ti prego di spedir l’accluso biglietto a Brusuglio. Il mio ricapito è: Casa Rorà, via dell’Arcivescovado. Se aggiungi al mio riverito nome: Senatore del Regno, non avrai bisogno di affrancare la lettera.
       Un bacio per me a Teresa, e addio.

P.S. Se la votazione fosse protratta, dovrei protrarre anch’io la partenza.

Il 26 febbraio del ’61, vecchio di settantasei anni, e non iscevro di acciacchi, egli era presente alla storica seduta di quell’altissimo consesso, per dare il suo voto favorevole alla «consacrazione della costituzione dell’Italia, affermata colla proclamazione di Vittorio Emanuele II a Re d’Italia». Questa volta si trattava di affermare solennemente l’utopia; giovava al geniale ministro che proprio nel Senato risplendesse il grande faro dell’ideale: e l’utopista venerando uscì dal palazzo Madama a braccetto del ministro che del bel sogno poetico aveva saputo faro una realtà. L’episodio è noto: lo narrò fin dal 1873 Giuseppe Massari nei suoi Ricordi biografici del conte di Cavour (p. 405); ma può piacere di riudirne la narrazione dalla bocca d’una spettatrice insigne, la marchesa Costanza Arconati Trotti. Alla sua amica parigina madame Mohl-Clarke, questa riferiva da Torino:

Manzoni a été à Turin au mois de février, et comme de coutume il a logé chez nous. Sa santé est admirable et son esprit toujours le même. Il est venu à Turin pour donner sa voix à la proclamation de Victor Emanuel Roi d’Italie. Il me disait: — Moi qui ai toujours espéré ce moment, quand il semblait le plus éloigné; qui ai affirmé cette espérance contre tous les incrédules (dont vous étiez, me disait-il); pouvais-je manquer le jour où le plus cher de mes vœux se réalisait? — En sortant de la séance du Sénat avec M. de Cavour, on applaudissait sur leur passage dans la rue, et Manzoni le plus naïvement du monde

  1. La festa era stata il 7, quella del Corpus Domini; o il giuramento sarà avvenuto l’8. Perciò credo che il Manzoni abbia equivocato nella data della lettera.