Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/12

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prefazione xiii

antistrofe. Anzi, in origine, a ciascun gruppo di strofe e di antistrofe dové seguire un epodo (formandosi cosí altrettanti sistemi, come negli epinicî e in tutta la lirica corale). E, secondo ogni verisimiglianza, la strofe era accompagnata da una evoluzione a destra, l’antistrofe a sinistra: nell’epodo, tutti raccolti di nuovo intorno all’ara.

Il tempo impiegato in queste evoluzioni d’intorno all'ara — si chiamavano stàsimi1 — non era breve. Il primo stasimo dell’Agamènnone pur ripetendo per esso le considerazioni già fatte per la pàrodos, non poté durare meno di 25 minuti. Sommandoli ai 10 di prima, abbiamo mezz’ora e piú di musica. Dirlo, è nulla. Ma in realtà, questo solo primo ingresso del Coro durava quanto un lungo atto d’un nostro melodramma.

Rimanendo sempre nell’Agamennone, a questo primo corale segue un breve episodio drammatico, il racconto, fatto da Clitennestra, del sacco di Troia, e dei notturni segnali di fuoco che ne hanno recato l'annunzio sino ad Argo. Noi non sappiamo precisamente qual carattere avesse la recitazione degli attori greci. Ma, per solenne e strascicata che s'immagini, questa scena non poteva durare piú di 10 minuti. Poi, tre altre coppie di strofe e di antistrofe, nuovamente cantate ed accompagnate da evoluzioni. Dai quindici ai venti minuti.

Altro episodio drammatico, l’arrivo e il racconto dell’araldo, e poi quattro nuove coppie strofiche. Altro episodio, l'arrivo di Agamènnone e la sua discussione con Clitennestra. Due nuove coppie strofiche, e poi, dopo

  1. Cioè canti a fermo (radice sta, stare). Il primo stàsimo è, nella nomenclatura comune, conglobato con la pàrodos; ma credo erroneamente.