Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/167

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128 ESCHILO

atossa
A far ciò l’ardente Serse spinto avean gli amici tristi.
Gli diceano che col ferro pei tuoi figli grandi acquisti
tu facesti: e ch’egli, invece, per negghienza, entro le mura
fa sua guerra, e il ben paterno d’impinguare non si cura.
Tal rampogna udendo spesso dai malvagi, divisò
tale impresa: le sue schiere contro l’Ellade scagliò.
dario
          E un’impresa compiuta egli ha grandissima,
          memorabil mai sempre, e che, piombando
          su la città di Susa, la vuotò
          come niuna altra mai, da quando Giove
          concesse a un uomo questo onor, ch’ei solo
          con lo scettro regal tutta guidasse
          l’Asia di greggi attrice. Il primo duce
          delle genti fu Medo. Il figliuol suo
          compie’ secondo questo ufficio: e senno
          reggea la baria del suo cuore. Terzo
          Ciro beato, che agli amici tutti
          largí pace, regnando, e il popol Frigio
          e il Lidio conquistò, la Ionia tutta
          con la forza cacciò: ché senno aveva,
          né l’odïava il Nume. Quarto Ciro
          diresse poi le genti; e Mardo, quinto,
          onta alla patria ed agli aviti seggi.
          Con un inganno lui nella sua reggia
          spense Artaferne il buono e i suoi compagni
          nella congiura. Fu Marafi sesto.