Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/201

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162 ESCHILO


ché mugghia il flutto del terrestre esercito.
Quanto puoi prima, a ciò ripara. Ed io
con dïurna pupilla a te del resto
sarò fida vedetta. E tu, sapendo
ciò ch’oprano i nemici, illeso andrai.
Il messaggero esce.
eteocle
O Giove, o Terra, o Numi della patria,
o del mio padre imprecatrici Erinni
possenti, deh! questa città ch’effonde
loquela ellèna, dalle sue radici
non divellete, e i focolari aviti,
preda agl’infesti, all’ultima rovina.
Non sopponete a servil giogo questa
libera terra e la città di Cadmo:
siate sua forza: a comun bene io parlo:
ché prospera città venera i Dèmoni.
Eteocle esce.

Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I-56.png