Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/221

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182 ESCHILO

Ché s’egli muore, sopra gli occhi a lui
piombando, diverrà la notte simbolo
giusto e verace, all’uom che insegne ostenta
sí tracotanti; ed ei, contro sé stesso,
vaticinato questa ingiuria avrà.
A Tidèo contro, a custodir le porte,
io costui pongo: l’onorato figlio
d’Àstaco. È generoso: il trono venera
di Verecondia, e aborre le parole
millantatrici. A turpi opere tardo,
non vuole esser codardo; e la sua stirpe
vien dagli eroi che Cadmo seminò8,
che Marte risparmiò. Ben, parmi, indigeno
è Melanippo. Al trar dei dadi, Marte
giudicherà. Ma Dice consanguinea
sospinge lui, che dalla madre terra
lontana tenga l’inimica lancia.
coro
Strofe I
Deh!, buona sorte concedano i Numi
al mio campione, poiché con Giustizia
sorge a difesa di Tebe! Io pur temo
vedere morti sanguinee di prodi
surti a difesa dei loro diletti!
esploratore
Buona ventura ad esso i Numi diano.
Capanèo sta contro le porte Elettre,