Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/172

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LE COEFORE 169


i vïatori in tetti ospiti gittino.
Venga qualcuno della casa, o donna
che vi presieda, o meglio un uom: ché allora,
nel discorso, il pudor cieche non rende
700le parole; ma l’uom con l’uomo parla
liberamente, e chiaro il tutto esprime.

Dalla reggia esce


CLITENNESTRA


Ospiti, dite che vi occorre. Tutto,
che a simil reggia si conviene, è pronto:
e caldi bagni, e letti che ristorino
705dalla fatica, e sorridenti visi.
Se poi si chiede maggior cosa, è compito
d’uomini; ed io ne li farò partecipi.

ORESTE


Straniero io son, della focese Dàulide;
e venivo, recando il mio fardello,
710ad Argo. Or, come il piede alla via mossi,
in un uom m’imbattei: non m’era noto,
né gli ero noto. Ei la sua via mi disse,
e mi chiese la mia. Parlando, seppi
ch’era Strofio focense. — « O forestiere,
715giacché, mi disse, ad Argo vai, la morte
d’Oreste, annuncia, ai genitori. Fa’
di non dimenticarlo. O sia che bramino
i cari suoi di riaverlo in patria,