Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) VI.djvu/59

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56 EURIPIDE


menelao
Chi saggi proclamar potrebbe i vecchi
e quei che saggi un di parvero agli Èlleni,
se tu, che sei Pelèo, nato di nobile
padre, e che meco imparentato sei,
contro te stesso vituperi avventi,
e contro noi, per una donna barbara,
che tu bandir dovresti oltre le rive
del Nilo, ed oltre il Fasi, ed esortare
a scacciarla anche me: ch’ella proviene
dalla terra Asiana, ove de l’Eliade
e mille e mille figli spenti caddero
sotto le lancie; e anch’essa è responsabile
del sangue di tuo figlio. E invece, tu
vivi con lei sotto lo stesso tetto,
siedi alla stessa mensa, e in casa tolleri
che ti generi figli inimicissimi.
Or, mentre pel tuo ben, vecchio, e pel mio,
uccidere la voglio, io me la vedo
tolta di mano. Or tij ragiona: ché
non è vergogna ragionar. Se sterile
resta mia figlia, e figli avrà costei,
della terra di Ftia vorresti forse
eleggerli signori, ed essi barbari
comanderanno agli lilleni? E di senno
privo sono io, che l’ingiustizia aborro,
e tu sei savio? E questo anche considera:
se tu sposata ad un dei cittadini
tua figlia avessi, e ricevesse simili
torti, staresti muto? Io non lo credo.
E tali ingiurie ai suoi congiunti scagli
per una straniera? Eppure, simili