Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) I.djvu/106

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1011-1033 AIACE 79

corri al riparo; poiché tutti sogliono
irridere ai defunti, allor che giacciono.
coro
Mentre vivo era ancor, l’eroe t'ingiunse
d’averne cura, come adesso l’hai.
teucro
Ahimè, di quanti orrori abbian veduti
queste pupille, il piú doglioso! Oh via
che piú d’ogni altra via crucciasti il cuore,
e ch’io battei, com’ebbi, dilettissimo
Aiace, udito il tuo destino, in furia,
a rintracciarti! Ché una fama rapida,
come d’un Nume, fra gli Achivi corse,
ch’eri tu morto. Io, misero, l’udii
da lungi; ed or ti vedo; e morto io sono.
Ahimè!
Su via, scoprilo, ch’io la mia sciagura
intera scorga.

Si scopre il cadavere.
Ahimè, terribil vista!
Amaro ardire! Ahimè, di quanti affanni
per me, col tuo morir, gittasti il seme!
Dove, fra quali genti andar potrò,
se nei tuoi crucci io nulla ti soccorsi?
Forse il tuo padre, il padre mio Telàmone
m’accoglierà con lieto ilare volto,
quando io senza di te ritornerò?