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Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) II.djvu/195

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192 SOFOCLE

piaggiare, e Atene, e il suo governo saggio;
1080ma questo, poi, fra tante lodi oblii,
che, se una terra v’ha che d’onor sappia
ricolmare gli Dei, questa v’eccelle.
Quindi, per me rapir, vegliardo e supplice,
le man’su me gittasti, e le mie figlie
1085via trascinasti: ond’è che adesso invoco,
supplico queste Dee31 con le mie preci,
qui le astringo a venire, al mio soccorso,
a combatter per me, sí che tu vegga
da quali genti è custodita Atene.
creonte
1090Probo è l’ospite, o re: le sue sventure
orride son, ma di soccorso degne.
teseo
Basta il parlare; i rapitori affrettano,
e fermi stiamo noi, che siam gli offesi.
creonte
Debole io son: che debbo fare? Imponi.
teseo
1095Guidaci a quella volta; e nel tragitto
compagno io ti sarò. Ché, se ritieni
in questi luoghi le fanciulle, mostrale
a qualcuno di noi; se quelli, invece
che l’han ghermite, fuggono, per noi
1100l’affannarci non giova: altri s’affrettano;