Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) III.djvu/197

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194 SOFOCLE

primitiva è una danza e un canto satiresco e burlesco. La parola trágos designava il capro, ed anche la creatura semicaprina detta satiro. E tragedia è il canto dei satiri in onore del loro signore Diòniso1.

Diòniso non era d’origine greca. Era, sembra, un nume tracio dell’ebbrezza: d’una ebbrezza, però, non volgare, e forse, in origine, neppur connessa col vino, bensí autogena e trascendente. Estasi meglio che ebbrezza. E Diòniso era immaginato giovane, bellissimo, vestito mollemente, coronato d’ellera, impugnante una ferula coronata di fiamma. Lo seguiva uno stuolo di Mènadi, giovani donne che erravano con lui per i monti e per i liberi campi, danzando, folleggiando, cacciando fiere, compiendo opere prodigiose. Emigrarono insieme, thíaso tumultuoso e gioioso, dalla Tracia, dalla Lidia, dalla Frigia natale, alla terra ellenica, dove introdussero ed imposero i riti loro meravigliosi. Trovarono fieri oppositori; ma anche proseliti entusiasti; e tra questi, in primissimo luogo, la numerosa famiglia dei satiri.

Che cosa furono i satiri? Sulle rozze ceramiche, dove, dissipata un po’ la fitta caligine del Medio evo ellenico, incomincia a brillare qualche fioco riverbero di vita, vediamo apparire innumerevoli bizzarri mostriciattoli semiequini, perpetuamente intesi a balli ed a giuochi. E un verso di Esiodo commenta quelle figure:

La progenie dei Satiri fannulloni ed inetti.

E sembrerebbero, dunque, anteriori all’avvento di Diòniso. — Ma su che reali immagini la fantasia ellenica foggiò questi esseri grotteschi? — Alcuni additano la loro somiglianza con certe creature semiferine dell’arte egea, e da

  1. Vedi, in questa collezione, l’introduzione ad Eschilo.