Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/130

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124 ii - angoscia doglia e pena


o vanagloria, è vizio capitale, il quale si comette in tre modi: il primo modo gli è gloriandosi di quello che non si truova e avantandosi di cose passate; l’altro modo è quando si cerca una cosa dagli uomini piú tosto che da Iddio, in man di cui vi stanno le cose che si truovano e no; ma il terzo modo è quando l’uomo non usa le cose secondo il suo proprio ordene. Perciò sappiate che’l fausto produce questi sette effetti: inobedienza, iattanzia, discordia, contenzione, ippocrisia, presunzione e pertinazia. Sí che ogni volta che voi vedete che una donna se gloria di cosa incerta, ditte che egli è faustosa; come era Niobe, che si anteponeva alla dea Latona con la sua bellezza, onde quel che è seguito son certo che ’l sappete, percioché per tutto di questa donna si favolegia. Vana è ancora la donna quando vi pone tutta la mente in vanagloria de l’opere delle sue mani; come si narra di Aracne, che si preponeva alla Minerva col suo lanifizio. Sí che la donna massimamente è faustosa quando non recusa essere inimica di se medesima, solo per avere il nome di vanagloriosa. Sí che ogni volta che voi vedete che la donna si avanta con la propria voce, dite che egli è faustosa, nè altramente direte di quella che sta admirata di cose proprie, ma false, persuadendosi grandemente essere cose vere. Perciò diremo la donna esser faustosa per la sua pertinazia, non piú credendo ad altrui che a se istessa. Perciò lasso giudicar a voi, afflitti, ancora quante volte si odeno e vedeno quelle che piú credeno alla sua menzogna che alla veritá di sua vicina. Oh quante sonno quelle che non vogliono essere supperate d’una parola, non che de fatti! E ciò, per essere incontinente e disobediente, overo per non sottomettere le sue opere ad altrui giudizio. Pertanto, quando voi volete sapere chi è colui che non danna il fausto, nè vòle che la vanagloria sia peccato, guardate colei che non vòl vencere alcun vizio, anzi ama da esso essere superata. Imperò direte tal donna essere faustosa, piú che mai fusse Antigona, che si anteponeva alla dea Giunone, e piú che Casiope, la qual voleva esser tenuta piú faustosa delle ninfe. Sí che sempre giudicarete quella donna essere faustosa, che piú crede alla soave fallazia, che non crede all’opere