Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/173

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pena 167


concepzione alle vicine e parenti; perché tu sei maliziosa, perché non sei tale, anzi tu sei la piú sterile e la piú lusuriosa che si trova nel tuo paese. Pertanto, astuta e satisfatta, da lá a pochi giorni fenge la sua dispersione; e questo per non essere satisfatta in tutto dal marito. Imperò, misero te, quanto sei da poco! Perciò meritaresti di alegrezza morire, come morse Diagora rodio per alegrezza de li soi figlioli, ed ella meritarebbe essere rapita da procella, come fu rapito Leucipo; overo, dimandando simil cose, mi pare che serebbe cosa iusta che i1 marito la morsicasse, a guisa di quel serpente che morsicoe Euridice, fuggendo dal marito, e che moresti, per essere tanto strana; overo che fosti butata al leone, come fu butata Euferia, qual subito morse; e, se ancora la terra se aprisse per ingiottire, mentre che tu contrasti col marito, a guisa che ingioti Anfiarao col caro, mentre che combateva sotto Tebe. Pertanto chi piglia la strana moglie va carco d’un grave peso, dal qual sola morte il può liberare. Perciò dico che ’l marito è servo, e la moglie è padrona; si che chi entra in questo ballo di libero diventa servo, perché ogni giorno cresceno affanni sopra le pene, né passa un tormento che non nasca un altro. Perciò il marito dico essere simile al somaro, stimulato da la donna senza fine. Pertanto, o voi liberi e senza laccio, devete imitare quel Teombroto, il quale si precipitò da so’ posta, letta che ebbe l’opera di Platone Della immortalitá di l’anima. E voi, inteso che avete la natura della donna, overo dovereste mettervi il laccio sul collo, poiché avete perso la libertá, a imitazione di Menippo, filosofo, il qual si impicò per la canna, avendo perse le richezze. Imperò voi, che godete la dolce libertá, odete il frutto amaro del maritato. Quando per disgrazia va la fortuna prospera al marito, dice la moglie essere cagion della bona sorte; ma, se per disgrazia diventano poveri e mendici, accusa la moglie essere cagion il peccato del marito: di sorte che gli è la gran penitenza la strana moglie al marito, non altrimente che gli è a lei il partorire. Perciò credo chi resta mai senza la moglie si spaventa solo di udire di ragionare della moglie, perché né mercante con la sua merce, né alcun artista con sua arte è