Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/22

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16 i - dialogo

potrebbero, se si reccassero le mogli per il verso, starsi nel paradiso. E se bene, a l’ultimo a l’ultimo, quanto piú son pazzi e collerici, tanto piú la collera e la pazzia torna sopra di loro (perché, a dispetto lor marcio e con molto piú dissavantaggio, fanno le mogli loro, a la fine, tutto quello che vogliono); nondimeno, quando una giovene potesse, come t’ho detto, fare insieme quel che vuole, e salvar la quiete de la casa, e star ben col marito, è cosa molto al proposito, e massime ne le spese ch’ella ha da fare.

Margarita. Del fatto di mio marito la cosa non può star meglio. Ma ditemi un poco: in che cosa principalmente ho da far queste spese che voi dite?

Raffaella. Primamente molto porge diletto e si conviene generalmente agli uomini ed a le donne giovani il vestire riccamente e con garbo e con giudizio; e massime a le donne, perché, per esser loro molli e delicate, come quelle che solo fûro create da Dio per far meglio comportar le miserie del mondo (secondo che io ho udito dir piú volte a un giovin degli Intronati, che si chiama lo «Stordito», molto affezzionato a le donne), molto piú par che si convenga la nettezza del vestire a la lor candidezza e delicatura, che l’asprezza e non so che robusto che hanno gli uomini.

Margarita. Vi vorrei, madonna Raffaella, un poco piú particolare ne la cosa del vestire.

Raffaella. Voglio che una giovene ogni pochi giorni muti veste, e non lassi mai foggia che sia buona, e, se ’l suo giudizio gli bastasse a trovar fogge nuove e belle, sarebbe molto al proposito che spesso ne mettesse inanzi qualche una; ma, non gli bastando il giudizio, appicchisi a quelle de le altre, che sien tenute migliori.

Margarita. Che parte vuol aver una foggia per potersi chiamar buona?

Raffaella. Vuol esser ricca e garbata.

Margarita. In che si contiene l’esser ricca?

Raffaella. Vuoi, Margarita, che io discorra ne le cose che aviam da dire oggi, secondo l’esser tuo, e che s’appartiene a