Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/245

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libro primo 239


neri, ed ampi, e pieni di bella gravitá, con naturale dolcezza mescolata, lampeggianti come due fuochi del cielo, minori nei lor vaghi e vezzosi giri, della bella Picezza (vita del nostro monsignor Manino, fondamento singolarissimo del regno d’Amore ed unica stanza delle tre Grazie); s’io le agguaglierò, dico, gli occhi con le vaghe palpebre, nere ciglia e sovraciglia di lei, lasciando la fronte (nel che io so ben ch’io potrei ancor contendere e riportarne anzi onore che no) ad alcuna delle vostre, onde poi ella si pareggi all’antedetta donna. — Non riuscì l’aviso del signor Vinciguerra, peroché tutti, baldanzosi ed istantemente, negavano ciò doversi con ragione ammettere, e tanto piú che ne caderebbe vergogna nelle donne loro, succedendo il suo proponimento. Il signor Ladislao, che poco in questi occhi s’aviluppava, attendeva ad accordare le parti, perché si seguisse, dicendo: — Se gli occhi della riguardevole Picezza sono sembianti a que’ di questa donna, gli occhi, come il sole, proprio lucenti, e quello che per appresso dimandate voi, signor Vinciguerra, della non mai a bastanza lodata donna dell’eccellente dottore, l’Arigona altiera, dico, non vi si disconvengono. Non vi si disconvengono gli occhi della candida Rosa del qui gentilissimo signor Giacomo, i quali soavi, anzi l’istessa soavitá e dolcezza, e chiari piú di ogni chiarezza, hanno forza di far giorno sereno l’oscura notte. Non vi si disconvengono gli occhi della signora Ginevra da Coloreto, co’ quali potè far sí che ’l cuore del giocondissimo signor Pietro lasciò l’antico albergo e ricovrossi in loro, onde continuo n’escono saette, fuori, d’invisibile fuoco, che arde e strugge cosí, come il sol neve. Perché, signor Vinciguerra, considerate bene il caso, e troverete che mal fa colui, il quale, vago di uno onorare, a grandissimo torto cerca di tre infamare; e tanto piú fa egli male se quelli, cui procura disonore, vengono ad essere cosí degni di onore, come colui, cui egli vuole essaltare ed a tutto suo potere innalzare. Deh! piú tosto, a quella guisa che veggiamo le alcioni racchetar le marine tempeste, le alterazioni di questi signori, gelosi della fama delle donne loro, e conseguentemente veri amanti, pacificate e quietate, esponendovi nelle mani di colui, che perciò è