Pagina:Trattato de' governi.djvu/109

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E ancora vi si veggono le loro sepolture, che ben si guardano l’una l’altra; ma l’una v’è che guarda verso Corinto, e l’altra no.

E qui si favoleggia, che da loro fosse lasciato per iscritto, cioè, che quella di Diocleo stesse volta in modo, ch’ella non potesse esser veduta da Corinto, per l’odio ch’e’ portava a quello affetto, e che quella di Filolao stesse all’incontro: in modo ch’ella potesse essere veduta dalla patria. Abitarono adunche costoro in Tebe per la cagione detta, dove Filolao dette leggi sopra molte altre cose, e sopra la creazione dei figliuoli: le quai leggi sono chiamate da loro leggi procreatrici. E questo è proprio nelle sue leggi l’aver fatto cioè, che ’l numero delle eredità si mantenesse.

E in quelle di Caronda non è niente di proprio, infuor che le pene dei testimonî falsi; perchè e’ fu il primo a far sopra ciò considerazione, e nella cultura delle sue leggi, è e per diligenza, e per istilo più elegante ancora dei legislatori moderni. Di Filolao è proprio trovato il far le facoltà disuguali. E di Platone è proprio il far comuni le donne, e li figliuoli, e la roba; e che le donne si ritrovino insieme a mangiare. Oltra di questo è sua propria la legge dell’ebbrietà; cioè che li sobrî debbino essere padroni del convivio, e quella degli eserciti militari. Onde e’ vuole, che gli uomini diventino atti a servirsi dell’una e dell’altra mano; come se e’ non fusse bene, che una ne fusse utile, e l’altra no.

Sonci ancora le leggi di Dracone, le quali pose egli alla republica, che era in essere. E proprio nelle sue leggi non è cosa alcuna altra, che vaglia, infuori che la asprezza, che vi si scorge mediante la grandezza delle pene, che vi sono constituite. Fu ancora Pittaco fabbricator di leggi, ma non di stato. E propria