Pagina:Trattato de' governi.djvu/142

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dico tutti li più in comparazione dei manco.

Ora adunche se tutti questi s’accozzassino ad essere in una città, io dico verbigrazia li virtuosi, li ricchi e li nobili, e oltre di questo vi s’accozzasse un buon numero di popolo civilmente composto, qui dico sarebbeci controversia di chi dovesse governare, o non ci sarebbe? In ciascuno stato de’ detti certamente non vi sarebbe dubbio alcuno di chi dovesse avere in mano il governo; perchè tali stati sono differenti pei modi de’ reggimenti. Verbigrazia questo è per via della ricchezza, e l’altro è per via delle virtù, e così discorrendo per ciascun altro modo detto. Ma il dubbio è dove tutte queste qualità s’accozzano in un tempo medesimo, qualmente e’ ci si abbia a farne determinazione.

Se adunche li cittadini virtuosi sono troppo pochi di numero, in che modo s’ha ella ad acconciare? Hass’egli dico a considerare questo poco numero in quanto alla operazione; cioè, s’e’ son bastanti a governare la città? o veramente s’ha da considerare se e’ son tanti, che la città possa di loro essere composta? Ma egli è un certo dubbio infra tutti li litiganti degli onori civili, che e’ potrebbe parere, che ’l detto di chi si stimasse degno del governo per essere ricco, non avesse del giusto; e così quello di chi se lo volesse attribuire per essere nobile. Che per tale verso è manifesto, che se uno diventasse più ricco di tutti gli altri, e’ conseguiterebbe per via di simile giustizia, che un tale dovesse essere principe solo di tutto il popolo; e così che chi avanzasse per nobiltà fusse padrone di tutti quegli, che vorrebbono il governo per essere liberi.

Questo medesimo forse accadrebbe ancora dalla parte de’ virtuosi negli stati ottimati, perchè se in tali surgesse un cittadino migliore di tutti gli altri coloro, che