Pagina:Trattato de' governi.djvu/153

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il regno, perchè di rado si concedeva il trovarsi molti uomini che per virtù avanzassino gli altri d’assai, e massimamente allora, che e’ s’abitavano le città picciole. Per un’altra cagione ancora si costumava la podestà regia, e questa era per il benefizio, il quale è propio ufficio d’uomini buoni. Ma poi che si cominciò a ritrovare più simili virtù e’ non si potette più sopportare il regno; anzi fu trovato un modo di governo universale e così fu la republica instituita.

Ma questi siffatti dappoi che col tempo divenuti cattivi cominciarono a far danari del governo publico; di qui nacque ragionevolmente il governo dei pochi potenti: perchè allora fu fatta la ricchezza onorata sopra d’ogni altra cosa. E da questo stato primieramente si trapassò nella tirannide, e dalla tirannide nello stato popolare; perchè riducendo tali stati per cagione di guadagnare bruttamente sempre mai il governo nei manco, e’ vennono a fare più gagliardo il popolo, di maniera che e’ giurò loro incontro, e creò lo Stato popolare.

E oggi che le città sono fatte grandi, non è forse agevole a fare altro Stato, che il popolare.

Ritornando adunche, s’uno ponesse per migliore governo di tutti nelle città il regno, che s’ha egli da dire dei figliuoli? hass’egli a dire essere bene, che la successione regni? Ma se ella fusse come dà la sorte, e’ sarebbe nocivo un tale ordine. Ma qui potrebbe dire uno, che principe non lascerà l’imperio a sì fatti figliuoli, essendo in suo potere. Ma questo non è credibile, essendo difficil cosa e da maggiore virtù, che non ha la natura umana.

Puossi ancora dubitare circa la potenza del principe, se chi è, dico, re debba avere forza alcuna dintorno, mediante la quale e’ possa sforzare chi non volesse ubbidire: o in che modo egli abbia a poter amministrare l’imperio. Conciossiachè sebbene e’ sarà signore secondo le leggi, e se e’ non opererà cosa alcuna di sua volontà contro