Pagina:Trattato de' governi.djvu/180

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


io dico, come sta ogni instrumento, e ogni opefice con l’opera. Perchè niente ha insieme comune la casa col muratore, anzi l’arte muratoria è ordinata per fine della casa; e così della possessione ha bisogno la città; e non è perciò la possessione parte alcuna di lei. E parte di possessione sono molte cose, che hanno l’anima. E la città non è altro che una certa comunione infra i simili per cagione di vita ottima il più che si può.

Ma perchè la felicità è l’ottimo, e essa non è altro, che una operazione di virtù, e uno usa d’essa perfetto, e perchè egli accade qui che certi di lei partecipino assai, e certi ne partecipino poco, o non punto; però è manifesto, che da questa cagione nasce, che gli stati sono differenti, e di varie sorti. Imperocchè ciascuno diversamente, e per mezzi diversi tirando dietro a un fine fa che le vite, e li governi sono differenziati. Ma considerisi quante sono le cose senza le quai non può fare la città; perchè egli è di necessità, ch’elle sieno in quelle parti della città, che io dico, che sono parti sue necessariamente. Piglisi pertanto il numero delle azioni, dal quale sarà manifestato, quello che io vo’ dire.

Ha bisogno primieramente la città del cibo, e dipoi delle arti; conciossiachè la vita abbia di molti instrumenti bisogno. Nel terzo bisogno son l’arme. Che egli è forza che li cittadini stieno armati, e per cagione di fare ubbidire i disubbidienti al governo, e per difendersi dai nimici di fuori, che gli assaltassino. Falle ancora mestieri di danari per servirsene ai bisogni di casa ed a quei della guerra. La quinta, e principale necessità le è il culto della religione, chiamato il sacerdozio. La sesta in ordine, e più d’ogni altra necessaria, è il giudizio, che si fa infra l’uno e l’altro delle cose utili e giuste.

E questi tanti esercizî, e azioni son quelle di che ogni città ha bisogno per via di dire; essendo ella un