Pagina:Trattato de' governi.djvu/217

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Ma della musica dubitai io ancora innanzi per via di ragioni, e al presente di nuovo vo’ io ripigliando questo ragionamento allungarlo, acciocchè e’ possa dare occasione a chi volesse di lei ragionando discorrerne. Che invero e’ non è agevole impresa a dimostrare la forza, ch’ella abbia, nè la cagione, perchè ella debba essere partecipata, s’ella sia dico lo spasso o la relassazione dell’animo, siccome è il sonno e l’ebrietà. Perchè tali cose, per loro stesso considerate, non hanno del virtuoso, ma sibbene del piacevole, e insieme quietano l’animo, siccome dice Euripide. E perciò sono stati ordinati questi rimedî, e usati da ogni uomo, il vino, dico l’ebrietà, e la musica; e èssi ancora posto infra queste cose l’arte dei balli.

Ovvero è meglio stimare, che la musica serva qualcosa alla virtù, come quella, che non altrimenti che la ginnastica, che può ire disponendo il corpo a qualche abitudine, parimente ella possa ire in qualcosa disponendo il costume, con avvezzarlo cioè a rallegrarsi con virtù, ovvero ch’ella sia buona per far passare bene il tempo, e per fare l’uomo prudente. Chè questa terza cosa ci si debbe aggiugnere. È chiaro adunche, che li giovani non debbino imparare la musica per fine di spasso, perchè nell’imparare non s’ha spasso, anzi ogni disciplina s’acquista con dolore, nè ancora sta bene, che e’ l’imparino per fine di passare tempo virtuosamente, perchè a simile età non sta bene un tal fine. Imperocchè e’ non si conviene il perfetto a una