Pagina:Trattato de' governi.djvu/237

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Nè si debbe segnare per popolare stato (siccome oggidì fanno molti semplicemente) dove li più sieno padroni; imperocchè negli stati delli pochi potenti, e in ogn’altro ancora la più parte dei cittadini è padrona. Perchè posto che tutto il numero dei cittadini fusse mille e trecento, dei quali mille ne fussino li ricchi, e non dessino ai trecento altri che fussino poveri, e liberi e simili in ogn’altro conto nei magistrati alcuna partecipazione, nessuno confesserebbe mai tale stato per popolare. E manco si debbe dire stati di pochi potenti, dove sono pochi padroni d’uno stato semplicemente; perchè se all’incontro qui fussino li poveri meno di numero, e più possenti dei ricchi, che fussino più, nessuno mai tale stato chiamerebbe ancora stato di pochi potenti, il quale agli altri cittadini, che fussino ricchi, non partecipasse gli onori.

Meglio è dire adunche così, che popolare stato sia, quando gli cittadini liberi sono padroni, e stato di pochi, quando e’ sono padroni li ricchi. Bene è vero che egli accade li primi essere più, e li secondi meno; essendo invero molti li cittadini liberi, e pochi li ricchi. Chè se i magistrati si distribuissino per via della grandezza del corpo (come si dice che è usato di farsi in Etiopia) o per via della bellezza, tale differenza certo sarebbe lo stato dei pochi potenti, essendo nel vero poco il numero, e dei begli e dei grandi.

Nè contuttociò basta la determinazione di questi stati nel modo detto, ma perchè e’ si dà più sorti di stato popolare, e di stato di pochi, perciò è ancora da aggiugnere che e’ non sia stato