Pagina:Trattato de' governi.djvu/240

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e pel quinto ci aggiugne (come se li primi non bastassino) i fabbri, e quegli che attendono alle pasture; e di più li mercanti, e gli usurai. E tutti quegli riempiono la sua prima città, come s’ella non fusse constituita per cagione d’altra cosa, che di necessaria, e non piuttosto per cagione dello onesto, e che parimente, che dello onesto, le facesse mestieri dei coiaî, e dei contadini.

Ma li difensori non vuole prima Socrate mettere per parte della sua città, che ella sia cresciuta in dominio, e che ella abbia cominciato a fare guerra con li vicini. Ma e’ bisogna pure infra le quattro sorti dette, e infra d’ogn’altra società d’uomini, che e’ vi sia chi distribuisca la giustizia, e chi renda ragione. Conciossiachè se più ragionevolmente l’anima si può porre dello animale parte, che non si può porre il corpo, parimente queste si potranno più della città chiamare parti, che non si potranno chiamare quelle che sono indritte alli bisogni necessarî; io dico la parte che difende la città, e che partecipa della giudicativa giustizia, e oltre a queste due quella che consiglia; il che s’appartiene alla prudenza civile. E queste parti tutte o sieno elleno in certe città dispersè, o sieno tutte nelli medesimi, niente importi in questo discorso; conciossiachè molte volte accaggia alli medesimi e l’esercitare l’arme, e il lavorare la terra. Onde se queste, e quelle si debbono dire parti della città, è però manifesto, che la parte dei cittadini soldati è parte nella città necessaria.

Una settima parte ritornando è quella che le somministra con le facultà, e tale è composta dei ricchi. L’ottava è di chi s’esercita in opere publiche, e quella che esercita li magistrati; posto che la città senza magistrati non possa stare. È forza pertanto ch’e’ vi sia chi li possa avere, e che possa somministrare alla città tale servigio