Pagina:Trattato de' governi.djvu/258

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


da me delle mutazioni degli stati.

E qui sia manifesto, che il governo de’ cittadini mediocri è ottimo, perchè egli solo manca di sedizione, chè dove è assai dei mediocri, quivi nascono poche discordie, e pochi tumulti civili. E di qui nasce per la cagione medesima, che le città ripiene d’assai numero di cittadini sono manco alle sedizioni sottoposte, cioè perchè li mediocri vi sono assai. E nelle città piccole all’incontro è agevol cosa a dividere il tutto in due parti, di sorte che niente resti in quel mezzo, perchè quivi tutti sono li cittadini o poveri, o ricchi. E per le ragioni dette conseguita medesimamente, che gli stati popolari sono più sicuri degli stati dei pochi potenti, e sono di più vita, per la ragione, dico, delli cittadini mediocri, cioè che di tali ve n’è assai e perchè negli stati popolari e’ partecipano più degli onori, che negli stati de’ pochi. Che dove li cittadini poveri avanzano senza questi gli altri di numero, e’ vi si fa male, e tosto vi si rovina.

È da stimare segno della verità di questo mio detto il vedersi la più parte de’ legislatori buoni essere stati cittadini mediocri, che Solone fu certamente di tal fatta, e ciò apparisce nella sua Poesia; e Licurgo medesimamente, il quale non fu re, e Caronda; e la più parte quasi degli altri. È ancora manifesto per i detti nostri, onde avvenga, che li più degli stati sieno o popolari, o stati di pochi potenti, chè ciò non da altro deriva, se non dall’essere in loro poco del mezzo. Perchè l’una parte, o l’altra, che eccede (o sia questa li ricchi, o quella li poveri) la parte, che trapassa il mezzo, vuole per sè stessa il governo. Onde nasce, che e’ v’insurge, o il popolo, o li pochi potenti.

Oltra di questo per nascere sedizioni e contese infra l’uno e l’altro, cioè infra il popolo e li ricchi, a chi interviene la vittoria non piace di fare un governo comune, e equale, anzi