Pagina:Trattato de' governi.djvu/266

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insieme si ragunino, e ciò faccino solamente per cagione d’eleggere i magistrati, e per fare leggi, e per ordinare le cose appartenenti alla guerra, e alla pace, e per rivedere i conti ai magistrati e che l’altre faccende eseguischino li magistrati, quelle cioè, che sono propie di ciascheduno: li magistrati, dico o eletti, o tratti a sorte di tutto il popolo.

Il terzo modo è, che tutti si ragunino alla creazione dei magistrati, e a rivedere i conti, e alle deliberazioni de’ casi appartenenti alla guerra, e al far delle leghe, e che l’altre faccende sieno amministrate da’ magistrati, da tutti quegli ai quali è lecito in quel governo d’esserne eletti. E tali sono tutti quegli, che per necessità debbono essere amministrati dai cittadini pratichi.

Il quarto è, che tutti li cittadini convenghino insieme a deliberare di tutte le cose, e che li magistrati niente giudichino: ma solamente proponghino il giudizio. E tale modo è osservato oggi nell’ultimo stato del popolo, al quale dico io corrispondere il violento stato dei pochi potenti in simile stato, e nella monarchia la tirannide. E questi modi tutti sono popolari.

Ma quando certi sono che ogni cosa amministrano, questo è ordine da pochi potenti, e questo modo ancora egli ha molte differenze. Imperocchè dove s’eleggono a tale uffizio gli cittadini per via di mediocre censo, e che per la mediocrità d’esso il numero elettori sia assai, e che e’ non innovino cosa alcuna delle probite dalla legge, ma vadinle seguitando, e che sia lecito di parteciparne a chi ha quel censo, dico, in tal caso simili ordini essere da stati di pochi potenti, ma bene essere civili per la mediocrità, che v’è dentro. Ma quando non tutti li cittadini partecipano del consiglio, ma solamente gli detti, e quando e’ comandano per via della legge, questo ordine ancora ha dello stato de’ pochi, siccome il primo.