Pagina:Trattato de' governi.djvu/59

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40 trattato dei governi

tamente da architettonico, e la ragione è principessa. E negli altri fa di necessità, che ne sia tanta, che basti loro. — Onde si conchiude, che in tutti i sopraracconti è della virtù morale. E ancora è manifesto, che la temperanza dell’uomo, e della donna non è la medesima; nè similmente la fortezza, nè la giustizia, siccome si stimò Socrate: ma l’una è fortezza da principi, e l’altra è da servi. E così discorrendo per l’altre virtù. Questo medesimo si manifesta ancor meglio a chi più andrà tal materia considerandola particolarmente; perchè chi parla di tai cose in universale, inganna sè stesso; cioè, dicendo, che la virtù s’ha quando l’anima sta bene, e che virtù non è altro, che operar rettamente, o altra simile cosa. E molto meglio fa in tal caso, chi va le virtù raccontando, siccome fa Gorgia, che chi le determina nel modo detto disopra. Onde sta bene, avendo a parlare delle donne, fare come fece Euripide poeta che disse:

Alle donne il silenzio onore apporta,
Ma non già all’uomo.

E perchè il fanciullo è imperfetto, però ha egli la virtù non come virtù, che sia a lui stesso, ma come quella, che sia al più perfetto di lui, e a chi lo guida. E così sta ben dire della virtù del servo, cioè, ch’ella è virtù al padrone, posto che il servo sia utile ai bisogni del padrone; e però viene egli di poca averne bisogno: e solamente di tanta, che nè la intemperanza, nè la timidità l’abbiano a ritrarre dai suoi ministeri. — Puossi ancora dubitare se egli è vero, quel che si è detto: se gli artefici hanno, dico, bisogno di virtù: perchè e’ lasciano molte volte indietro i loro esercizî per essere intemperanti. Ovvero questo dubbio non ha simiglianza col primo, conciossiachè il servo viva con noi, e che l’artefice ci sia più lontano; e tanto gli faccia mestieri di virtù, quanto e’ partecipa di ser-