Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/193

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Plastica. 143

diceva allattati Romolo e Remo, a piedi del Palatino (ved. Atl. cit., tav. XXIX, n. 1)1. — S’aggiunge la scrofa del Museo di Leida, dove pure è notevole la vivace verità delle forme, il carattere naturalistico dell’arte etrusca.


APPENDICE II.


Osservazioni intorno all’arte plastica degli Etruschi.


Si è veduto, nell’Appendice I, che anche l’arte, secondo il mio debole parere, contribuisce a far credere gli Etruschi provenienti dall’Oriente piuttosto che dall’Occidente, almeno fino a nuovi ritrovamenti archeologici e soprattutto linguistici.

Ma questo non si è ancor dimostrato; il che facciamo ora brevemente, come il luogo e la mole del lavoro ce lo permettono.

Vi è pertanto un assieme di fatti che non devono essere trascurati. La stessa grandiosità delle costruzioni etrusche, delle applicazioni fatte dagli Etruschi delle volte e delle armature, la stessa solidità e vastità di piani nell’architettura etrusca si direbbe alunna di quella egiziana, che fa meraviglia ancora oggi a quale perfezione sia giunta. L’uso poi della decorazione geometrica, l'horror vacui, la moda delle epigrafi incise direttamente sul monumento, il lusso delle oreficerie con pietre preziose (ved. tav. 35), la predilezione per gli ornamenti decorativi e pei vivaci colori, la frequenza di vasi a rilievo, già usati nei paesi greci, l’impiego dei motivi plastici e pittorici animaleschi, l’uso del Canopo o urna, funeraria con ritratti e la presenza delle maschere funebri (ved. tav. 30), sono tutti indizi di affinità e di contatto prolungato con gli Orientali e coi Greci Asiatici, e collegano la civiltà etrusca con quella micenea ed omerica in genere.

C’è in tutta l’arte etrusca ed omerica quel convenzionalismo orientale che mantiene anche nei suoi periodi più avanzati la rigidezza arcaica delle mosse, la scelta dei tipi in piedi, senza

  1. Dionisio, I, 70. Cfr. Helbig, Führer, traduzione francese di Toutain (Guide dans les musées d’archéologie classique de Rome. Lipsia, Baedeker, 1893, pag. 461, n. 618.