Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/197

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Toreutica. 147

le così dette bulle, che erano un ornamento portato dai fanciulli, a guisa d’amuleto, d’origine e d’uso propriamente etruschi, passato poi ai Romani; insomma ogni guisa d’ornamenti femminili, fornimenti di cavalli, o phalerae, armi, utensili domestici. La quantità di queste opere, mirabili per la ricchezza della materia e la finitezza del lavoro, è prova della prosperità e dell’inclinazione al lusso della nazione etrusca.

2. Candelabri. — Celebrati erano i candelabri tirreni di bronzo, cesellati con varietà di figure e d’invenzioni ornamentali, e destinati all’uso domestico e religioso. Di queste opere l’arte industriale etrusca faceva esportazioni. Un frammento di Ferecrate, comico dei tempi di Pericle1, cita un candelabro tirrenico come un capolavoro. Candelabri si trovarono nei sepolcri insieme con altri arredi sacri o domestici. Constano generalmente di un’asta su base, con punte in cima da infiggervi le candele, o con piattello o bacinetto per la lucerna (lychnuchus). La grande varietà e l’eleganza delle forme sono prova dell’ingegno inventivo degli Etruschi. Le basi sono o di piedi belluini, o di ben composte forme umane od animali; le aste o fusti raffigurano colonne, o alti steli terminati in capitelli varî, in fiorami, in bacini, o coppe ornate. Su per il fusto sono spesso figure rampanti d’animali, talora figure umane in vario atteggiamento fanno da sostegno, ed altre si ripetono sull’estremo dell’asta (ved. Atl. cit., tav. XXX).

I lampadarî pendenti dall’alto, con più fiamme, con ricchi ornati usati dagli Etruschi, e in genere dagli Italici , nelle case signorili e nelle tombe,

  1. Ved. Ateneo, Deipnosofisti, XV, 18.