Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/203

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Toreutica. 153

varono nell’Etruria ma bensì nella città latina di Preneste, onde la denominazione di ciste prenestine; esse valgono come antichi esempi dell’arte latina con influenza greca; e quindi se ne riparlerà più avanti.

La singolare perizia degli Etruschi nel lavoro dei metalli, la particolare loro disposizione non ai grandi concelti artistici, ma al lavoro minuto e diligente, si rivela nei molti oggetti preziosi d’ornamento, finissimi lavori d’oreficeria e di glittica. Di oro sono collane, armille, corone di varissime roggie, fibule, bulle, anelli, con varietà grandissima di invenzioni decorative e con perfezione non mai superata. Buona parte di tali oggetti in tombe antichissime hanno caratteri di gusto e di stile orientale, fenicio e babilonese, con figure di sfingi, leoni, mostri alati, e collane con pendagli formati di idoletti egizi (ved. tav. 35).

Del pazientissimo e difficile lavoro d’intagliare in un incavo le pietre dure, che il Vasari disse «un lavoro al buio», gli Etruschi lasciarono esemplari ammirabili. Sono pietre incastonate in anelli, o varie forme di amuleti da appendere al collo, specialmente quelli all’egizia foggia di scarabei, cioè globuli d’agata, d’onice, di sardonia (ved. tav. cit. 35), bucati per il lungo, figuranti nella parte superiore il sacro scarabeo colle elitre chiuse, e nell’inferiore una faccia piana, incisevi con microscopica minutezza figurine ed inscrizioni. Gli scarabei sono superstizione egizia, che considerava quest’animaluzzo quale divinità, simbolo del principio virile. Queste pietre incise, che trovansi nelle tombe etrusche più antiche, in parte sono di importazione orientale, fenicia, in parte vera lavorazione degli Etruschi, che per religiose superstizioni amavano ornarsi di tali amuleti. L’esemplare più per―