Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/393

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Pittura. 317

grottesche e da piccole vedute, secondo l’uso invalso nell’età d’Augusto. Le pareti hanno un fondo monocromo, di rosso carico, di giallo, talvolta anche d’azzurro o di nero (ved. tav. 74-77); svelte colonnine, ghirlande e festoni a colori vivi segnano i riquadri; in basso corre una fascia a modo di zoccolo, e un’altra fascia a modo di fregio si estende in alto. Nel mezzo del campo così delimitato è dipinto il quadro, ovvero spiccano isolate figure volanti, leggiere, aeree di danzatrici, di Amori, di Ninfe, di Menadi, di Centauri, di Satiri, di donne spargenti fiori. Il colorito è chiaro, vivace; nel colorito, nella disposizione, nelle belle forme delle figure, nel vivo sentimento che spirano, v’ha un effetto gaio, armonico, il soffio e l’attrattiva d’una vita piacevole, gioconda qual era quella che i Greci godettero come vincitori, e poi come vinti, e insegnarono agli austeri Romani, a poco a poco ingentiliti e ammolliti in un gusto artistico di moda (ved. Atl. cit., tav. LXXVI-LXXVII)1.

  1. Ved. per Pompei: W. Helbig, Wandgemälde der von Vesuv verschutteten Städte Campaniens. Lipsia, 1868; O. Donner, Abhandlung über die antiken Wandmalereie in technischer Beziehung; ibidem, Appendice al libro precedente. Cfr. G. Boissier, Revue des deux mondes. ottobre, 1879; Fiorelli, Relazioni sugli scavi, dall’anno 1861 all’anno 1872; Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio. (Ved. Annali Ist. Corr. Arch.). A. Mau, Pompeji in Leben und Kunst. Lipsia. Engelmann, 1900. Per le varie piante e sezioni di case pompeiane, ved. tav. 314, 315, 316 (tav. 79=81).