Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/402

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326 Arte romana.

nobia, e venne da Aureliano conquistata l’anno 273 d. C.; fra le sue grandiose rovine sorgenti nel deserto ammirasi lo stile corinzio del III secolo.

6. Il palazzo imperiale a Spalato (o Spàlatron). — Splendido esempio dell’architettura romana ai tempi di Diocleziano abbiamo nelle grandi reliquie del palazzo imperiale a Spalato (ved. tav. 85). Quello che già fu osservato per Adriano potrebbe ripetersi anche per Costantino, cioè che, se per favore di principe l’arte potesse rifiorire, nuovo splendore avrebbe trovato al tempo in cui, trasferita la capitale a Bisanzio, l’imperatore ornava la sua città di molti e grandiosi edificî, di fori, d’ippodromi, di terme, di circhi, d’archi e di colonne trionfali, affinchè degnamente rivaleggiasse con Roma, mentre restorava altre città dai danni patiti, e fondava scuole per lo studio delle arti. Ma invece con Costantino l’arte classica ha suo fine; nel IV secolo il mondo pagano in sèguito alla proclamazione del Cristianesimo si dissolve; nasce l’arte cristiana. Il tempio dell’ antico politeismo più non risponde al nuovo pensiero religioso, e si costruisce la basilica cristiana, che non ha di comune con la pagana se non il nome, e si sviluppa e si forma per altri e ben diversi ufficî. Uno spirito nuovo informava l’arte, che non spezzava interamente il legame con l’antico, bensì tramutavasi con un lento e graduale svolgimento, poichè il pensiero animatore dell’arte mutava, ma le forme dell’espressione rimanevano ancora antiche, e, malgrado l’aborrimento dei Cristiani, era inevitabile che questi usassero materiale antico e pagano per riedificare ed ornare i nuovi monumenti. L’arte classica si spense col cessare di quelle forze che in Roma le avevano dato rinvigorimento di vita. La potenza politica romana trasse a sè la vita artistica del mondo ellenico;