Pagina:Ultime lettere di Jacopo Ortis.djvu/95

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ultime lettere d’jacopo ortis. 93

e ogni ragione è funesta per me. Guai s’io non obbedissi al mio cuore! — La Ragione? — è come il vento: ammorza le faci, ed anima gl’incendj. Addio frattanto.

ore 10 della mattina.

Ripenso — e sarà meglio che tu non mi scriva finchè tu non abbia mie lettere. Prendo il cammino delle alpi liguri per evitare i ghiacci del Moncenis: sai quanto micidiale m’è il freddo.

ore 1

Nuovo inciampo: hanno a passare ancora due giorni prima ch’io riabbia il passaporto. Consegnerò questa lettera nel punto ch’io sarò per salire in calesse.

8 febbrajo ore 1 1/2.

Eccomi con le lagrime su le tue lettere. Riordinando le mie carte mi sono venuti sott’occhio questi pochi versi che tu mi scrivevi sotto una lettera di mia madre, due giorni innanzi ch’io abbandonassi i miei colli. — «T’accompagnano tutti i miei pensieri, o mio Jacopo: t’accompagnano i miei voti, e la mia amicizia, che vivrà eterna per te. Io sarò sempre l’amico tuo e il tuo fratello d’amore; e dividerò teco anche l’anima mia.»

Sai tu ch’io vo ripetendo queste parole; e mi sento sì fieramente percosso, che sono in procinto di venire a gittarmiti al collo, e a spirare fra le tue braccia? Addio, addio. Tornerò.

ore 3.

Sono andato a dire addio al Parini. — Addio, mi disse, o giovine sfortunato. Tu porterai da per tutto e sempre con te le tue generose passioni, a cui non potrai soddisfare giammai. Tu sarai sempre infelice. Io non posso consolarti co’ miei consiglj, perchè neppure giovano alle mie sventure derivanti dal medesimo fonte. Il freddo dell’età ha intorpidito le mie membra; ma il cuore — veglia ancora. Il solo conforto ch’io possa darti è la mia pietà: e tu la porti tutta con te. Fra poco io non vivrò più: ma se le mie ceneri serberanno alcun sentimento — se troverai qualche sollievo querelandoti su la mia sepoltura, vieni. — Io proruppi in dirottissimo pianto, e lo lasciai: ed egli uscì seguendomi con gli occhi, mentr’io fuggiva per quel lunghissimo corridojo, e intesi ch’egli tuttavia mi diceva con voce piangente — addio.