Pagina:Una sfida al Polo.djvu/116

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110 capitolo ix.


Riscaldatisi con un paio di bicchierini e rimesse a posto le due tavole del tetto per impedire l’ingresso alla neve, che cadeva sempre abbondante, si misero a cercare la cassetta contenente le cartuccie di dinamite, impresa facile poichè tutte le casse erano state prima diligentemente numerate.

— Ecco qui tanta materia esplosiva da far saltare tutti i lupi della terra, — disse il canadese prendendone, con precauzione, cinque o sei. — Walter, aprite una finestra mentre io accendo una miccia.

— Non salteremo anche noi per caso? — chiese lo studente. — Io ho sempre avuto un gran terrore per questi terribili esplosivi.

— La cartuccia è pesante e andrà ben lontana.

— E la neve non spengerà la miccia?

— Non vi è pericolo. —

Il canadese si affacciò alla finestra, tenendo in mano una delle sei cartuccie il cui cordoncino già fumava.

Trenta o quaranta lupi si erano radunati ad una cinquantina di passi dall’automobile, come se si preparassero a tentare un nuovo assalto.

Era il buon momento per somministrare a quegli affamati una tremenda lezione.

— Walter, — disse il canadese. — Gettatevi a terra. —

Poi lanciò a tutta forza la cartuccia attraverso la finestra, facendola cadere in mezzo alla banda urlante.

Un momento dopo una detonazione formidabile si propagava sotto la foresta e così forte che il treno intero fu scosso e spostato.

Walter ed il canadese si erano precipitati verso la finestra, mentre si udiva Dik che imprecava.

Del gruppo dei lupi raccoltisi per ritentare l’attacco non ne esisteva più uno.