Pagina:Una sfida al Polo.djvu/124

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118 capitolo ix.

Spitzberg e che era salito in grande fama per le sue osservazioni idrografiche e magnetiche, fra le altre quella sull’inclinazione dell’ago magnetico.

Nel 1610, aiutato da negozianti, armata una nave, salpava per queste regioni, animato dalla speranza di poter trovare il famoso passaggio del nord-ovest, scoperto invece più di due secoli e mezzo dopo da Mac-Clurc.

— Che navi avevano allora quegli audaci naviganti?

— Dei miserabili navigli di cento o centocinquanta tonnellate e niente di più.

— Continuate, signor Gastone. Le scoperte polari mi hanno sempre interessato.

— Più fortunato di tanti altri, Hudson raggiunge felicemente l’America, tocca l’estremità nord-ovest del Labrador, scopre il gran fiume che oggidì porta il suo nome, ed avanzando nel canale intravvisto cento dieci anni prima da Cortereal, scopre la grande baia che ci sta dinnanzi.

Ma lì, su quelle acque, sventure inaudite piombano sulla spedizione.

I ghiacci imprigionano la sua nave nella baia di S. Michele, impedendo il ritorno.

La fame non tarda a farsi sentire tremenda, poichè le provviste portate erano state tutt’altro che abbondanti.

Per qualche mese si nutrono di pernici bianche, di oche, di anitre e di cigni, poi, emigrati quei volatili, si vedono costretti a nutrirsi di licheni.

Sul principio del Giugno dell’anno seguente lo sgelo permette finalmente ai naviganti di rimettersi alla vela.

Avevano preso molto pesce durante la primavera, ma ben poco ne era rimasto.

Hudson divide fra l’equipaggio diventatogli ostilissimo mercè le arti infami del segretario Green, che pure aveva ricevuto