Pagina:Una sfida al Polo.djvu/140

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134 capitolo xi.

CAPITOLO XI.


Il traditore all’opera.


Gli esquimesi, che gli antichi naviganti norvegesi, che furono i primi a vederli intorno al 1000, chiamarono Skrellinger, ma che si fanno chiamare nella loro lingua invece Innuit, che vuol dire «uomini», quantunque non siano molto numerosi, occupano tutte le coste dell’America settentrionale, le isole polari, la Groenlandia e perfino quelle dello stretto di Behering.

Anzi si trovano delle loro colonie perfino sulle coste asiatiche, verso l’oceano polare artico.

Formano delle piccole tribù, disperse per lo più a grandisdissime distanze le une dalle altre, eppure tutte parlanti, salvo poche varianti, la medesima lingua.

Da dove proviene questa razza vivente sotto un clima così infame che rende quelle regioni dei ghiacci eterni appena abitabili agli uomini più robusti?

Dapprima si credette di ritrovare in quei piccoli uomini tutti i caratteri della razza mongolica, poi quella degl’indiani dell’America settentrionale, ma fino ad oggi il difficile problema non è stato ancora risolto.

Il fatto sta che hanno degli uni e degli altri, e cosa ancor più straordinaria, hanno anche delle strane rassomiglianze coi baschi, che furono i primi pescatori di balene che si spinsero, in epoche lontane, verso i mari nordici, forse ancora prima dei norvegesi, dei danesi e degli islandesi.