Pagina:Una sfida al Polo.djvu/165

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un’orgia di carne e d’olio 159


Il canadese e lo studente avevano ripreso posto sulla slitta messa a loro disposizione dal capo, e che per un certo riguardo, molto apprezzato dai due esploratori, non era stata adoperata per trasportare quelle montagne di grasso.

Venti minuti dopo giungevano al villaggio, fermandosi presso l’automobile.

Dik stava vibrando alcuni colpi di martello su dei bolloni e su delle viti, canticchiando a mezza voce, quantunque avesse la pipa stretta fra i denti.

— Tutto accomodato? — chiese il canadese.

— Tutto, signore, — rispose l’ex-baleniere. — La nostra macchina filerà meglio di uno steamer.

— Allora domani potremo riprendere la nostra corsa e spingerci fino al forte Severn.

— Anche direttamente a quello di Churchill, signore. Avremo abbastanza benzina per raggiungerlo.

— Walter, prepariamoci il pranzo, — disse il canadese, — e voi Dik venite a dormire con noi nel carrozzone.

— Io mi trovo benissimo sotto la capote dell’automobile, — rispose l’ex-baleniere. — E poi non mi fido affatto di questi uomini dopo il guasto che ho constatato.

Capirete che basta un momento a rovinare il radiatore o sventrarci le pneumatiche, e sarà perciò meglio che io vegli.

Io già non ho mai avuto molta fiducia negli esquimesi, checchè si sia detto sulla loro pretesa onestà.

Ho finito: vengo ad aiutare il cuoco. —