Pagina:Una sfida al Polo.djvu/316

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310 capitolo xxv.


L’aurora boreale illuminava il cardine settentrionale del mondo.

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Dopo il mezzodì dell’indomani il signor di Montcalm approfittando del mare tranquillo e di quelle poche ore di luce, s’imbarcò da solo sul leggiero canotto per prendere possesso della montagna polare sopra la cui cima, la sera innanzi, lo studente aveva veduto brillare la fulgida stella dei naviganti boreali.

Arrancando di gran lena, poichè il bagno e le emozioni del giorno prima non lo avevano affatto indebolito, mezz’ora dopo sbarcava alla base della montagna, e su una roccia che era riuscito a scalare piantava la bandiera francese, dicendo:

— Io prendo possesso di te, o Polo artico, che per secoli e secoli sei stato il sogno ardente dei più arditi naviganti dell’America e dell’Europa.

Io solo ti ho domato e sei mio!... —

Guardò la cima della montagna, guardò a lungo il mare libero che la circondava, poi scese lentamente verso la spiaggia, balzò nel canotto e ritornò verso i compagni, i quali lo aspettavano in preda ad una viva emozione.

— Partiamo, amici, — disse. — Ormai non abbiamo più nulla da fare qui. —

Poi tese loro le mani dicendo:

— Grazie: è stato per sforzi anche vostri che io sono riuscito a raggiungere il Polo. —

L’automobile pulsava fragorosamente come se fosse impaziente di tornare verso il sud, orgogliosa, nella sua anima d’acciaio e di fuoco, d’aver aggiunta un’altra vittoria alle tante guadagnate dall’automobilismo su tutte le piste del mondo.

Il sole, pallidissimo, come se fosse ammalato, si coricava ra-