Pagina:Una sfida al Polo.djvu/319

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il ritorno 313


— Dik, andate pure a riposarvi nella stanza che vi ho fatta preparare. Domani mattina verrete qui ad incassare uno cheque di diecimila dollari che uniti agli altri che voi avete guadagnati in quel modo che voi sapete, vi permetteranno di armare una buona goletta da pesca e diventare capitano baleniere.

— Grazie, signore, — rispose Dik, curvando il capo ed arrossendo.

— Andate: anche voi avete bisogno di riposo. —

Si alzò, prese da uno scaffale una vecchia bottiglia di Bordeaux, la sturò ed empì due bicchieri, poichè nella elegante stanzetta non era rimasto che Walter.

— Che cosa credete che io abbia telegrafato a miss Ellen? — chiese allo studente, il quale sgranava gli occhi come per interrogarlo.

— Che mister Torpon è morto, che voi avete vinta la sfida e che attendete la sua mano, — rispose Walter.

— Davvero? — chiese ironicamente il canadese.

— Diamine!... Non avete trionfato voi? Non è morto il vostro rivale?

— Bevete, Walter: domani ne saprete di più.

— Corpo di tutti i fulmini di Giove!... Vi assicuro che non ci vedo chiaro in tutta questa faccenda.

— Ci vedrete meglio domani, poichè quella graziosa miss, dagli occhi di tigre, non mancherà di farci visita sulla sua automobile.

Le donne americane quando promettono mantengono, ma l’aspetterà una sgradita sorpresa.

— Come?... Voi....

— Bevete, Walter, — disse il canadese, interrompendolo bruscamente. — Ora che ci siamo perfettamente conosciuti e che ho avuto il tempo di apprezzare le vostre meravigliose qualità, vorrei farvi una proposta.