Pagina:Una sfida al Polo.djvu/89

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i traditori 83

gnare una così bella giornata, che mi permetterà un giorno d’armare anch’io una goletta baleniera e di comandarla non più come marinaio, bensì come padrone, sono pronto a tutto.

— Galeotto, — brontolò il maestro di boxe, facendo un gesto di disgusto che sfuggì allo chaffeur, occupato in quel momento a mandar giù un altro bicchiere. — Giacchè sono venuto qui, cerchiamo di fare gl’interessi del mio allievo. —

Aspirò altre tre o quattro boccate di fumo, poi disse:

— A noi basta che il signor di Montcalm non superi il 90°. Conducetelo pure molto al nord, a noi non importa. Quello che ci preme è che lo immobilizziate prima di giungere al Polo.

Dove? Come? Quando? Questo riguarda voi.

— Diavolo!... — esclamo l’ex-baleniere, percuotendo il tavolo con un pugno formidabile. — E non avete pensato alla mia pelle? Che cosa ne farei dei vostri denari se io non potessi più ritornare?

— Passeranno ai vostri eredi, poichè io ho l’ordine di depositare, a quella banca che voi mi indicherete, i diecimila dollari intestati al vostro nome e non ritirabili prima di tre mesi. —

L’ex-baleniere fece una smorfia.

— Alla malora i miei eredi!... — esclamò. — Preferisco divorarmeli io quei dollari.

— Ritornate e li ritroverete.

— E se, come voi desiderate, o meglio m’imponete, immobilizzo il treno in mezzo ai ghiacci all’80° od all’85° od 88° parallelo, come farò poi io a tornarmene indietro? Io non mi occuperò della pelle degli altri se vorrete ma, by-god!... Ci tengo un po’ alla mia!...

— Vorreste guadagnare una somma così rispettabile senza correre nessun rischio? E poi, non vi sarà lassù mister Torpon coi suoi compagni e la sua automobile?

— Purchè riesca a spingersi tanto innanzi, — osservò lo