Pagina:Una sfida al Polo.djvu/95

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i traditori 89

sul davanti, spandessero due intensi fasci di luce che si prolungavano oltre i venti metri.

Alle cinque del mattino, il treno che aveva viaggiato tutta la notte, attraversava l’Ottawa sul ponte metallico della linea ferroviaria e si slanciava verso le grandi pianure dell’Alto Canadà, coperte d’immense boscaglie di pini bianchi, di aceri, di betulle, di quercie nere, rifugi quasi sicuri dei bufali, degli orsi, delle gigantesche alci e sopratutto dei lupi, specialmente grigi e neri.

Al fracasso prodotto dal treno passando sulle lastre d’acciaio del ponte, il canadese e Walter avevano aperti gli occhi.

— Come va, Dik? — chiese subito il signor di Montcalm.

— Benissimo, padrone, — rispose l’ex-baleniere. — La bufera di neve è terminata ed il freddo rassoderà presto quella che è caduta.

— E la macchina?

— Funziona meglio d’un orologio.

— Allora possiamo bere il the.

— Approvato, — disse l’ex-studente. — M’incarico io di andarlo a preparare. Non faccio per dire, ma gl’inglesi lo sanno fare meglio di tutti gli altri popoli. —

L’automobile fu fermata ed i tre uomini passarono nella vettura-salon, anche per vedere se tutto era rimasto in ordine durante quella prima corsa.

Bevuta la profumata bevanda, accompagnata da un paio di bicchierini di wisky e fatta una fumata, i viaggiatori tornarono al loro posto sull’automobile, riprendendo subito la corsa.

La strada ormai non esisteva più, poichè l’Alto Canadà è poco abitato e poco frequentato. Essendo però formato da pianure o boscose o coperte di laghetti e di vastissimi stagni, almeno nella sua parte meridionale, che gelano subito ai primi freddi, il viaggio non poteva presentare alcuna difficoltà.