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SONETTO XXXIII.


Signor del Ciel, se mai preghi mortali
     Mosser la dolce tua bontà infinita,
     Abbi di noi pietà, porgine aita
     4Al buon Cosmo, che langue in tanti mali.

Tu vedi sol di quanti danni, e quali
     Fora al Mondo cagion la sua partita,
     E di quai beni, e quanti è la sua vita,
     8Che per quinci fuggir, distese ha l’ali.

E s’ei non è da noi, Signor, ma solo
     Cosa da te, nol rivolere ancora
     11Con infinito nostro danno, e duolo.

Mira con quanta, e qual pietà non solo
     I figli, e i servi suoi, mal Mondo ognora
     14Tutto ti prega umil, che tronchi il volo.