Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/109

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Il tramonto di Venere 101

sico? E lui l’aveva fatta subito scritturare al Carcano, un teatro di cartello anche questo, non c’è che dire. Oggi, pei balli grandi, bastano le seconde parti, gambe e macchinario. Piacciono anche questi? Ebbene, batteva le mani lui pure, senza secondi fini.

Ma la Leda, che non aveva più un cane che le battesse le mani, era diventata gelosa come un accidente, e gli amareggiava la vita, povero galantuomo. Lagrime, rimproveri, scene di famiglia continuamente. Alle volte, magari, lui doveva buttar via il tovagliolo a mezza tavola, per non buttarle il piatto in faccia. Tanto, quella poca grazia di Dio gli andava tutta in veleno.

Si rappattumavano dopo, è vero; perchè quando si è fatto per un uomo quello che aveva fatto lei!... — E quando si è un gentiluomo come era lui!... Ma però artisti l’uno e l’altra, dopo la commedia delle paci e delle tenerezze si tenevano d’occhio a vicenda, e la signora Leda, a buon conto, aveva messo un tramagnino alle calcagna di Bibì, per scoprire il dietro scena nel repertorio delle sue tenerezze. Talchè gli amici al vederlo sempre con la guardia del corpo, gli affibbiarono il titolo di Re di Picche.

Infine tanto tuonò che piovve, la sera stessa della