Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/123

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Papa Sisto 115

patrimonio era un altro paio di maniche. Ci si struggeva mattina e sera, senza contare i digiuni, le astinenze, e simili privazioni, che ormai era diventato tutto pelo e naso, e le divote susurravano anche che portava il cilizio sotto la tonaca. In chiesa poi servizievole con tutti quanti, premuroso colle figlie penitenti del guardiano e dei pezzi grossi, innamorato del Patriarca San Giuseppe, sì che la vedova Brogna s’indusse a fare l’altare nuovo, e fu tutto merito suo. Insomma, se il Patriarca non gli faceva trovare i danari per entrare in noviziato e darsi a Dio, voleva dire che non c’è religione nè nulla. — O tu che credi d’arrivare Papa? — Gli diceva alle volte il guardiano ridendo. E lui, minchione minchione: — Papa, no.

Bene, se il Patriarca non voleva farlo, l’avrebbe fatto lui il miracolo, Vito Scardo. A un tratto, corse la voce che egli guariva asini e muli, con certi rimedi che sapeva lui — e la fede viva. Se mancava la fede, addio virtù dei semplici, e tanto peggio per la bestia che crepava, salute a noi. Poi furono i numeri del lotto che gli vennero in mente, come un’ispirazione del cielo che gli diceva all’orecchio: — Escirà il tale, il tale, e il tal altro numero. Veramente a