Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/236

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228 Don Candeloro e C.i

dali si affollarono all’uscio, quando fu annunziata l’illustre coppia, e le amiche indulgenti si rivolsero a lei, allorchè la notizia del suicidio cominciò a circolare nella festa, videro lei diritta e forte, senza battere palpebra sotto il colpo mortale che le picchiava alla testa, e gli sguardi dei curiosi, e le parole del marito che compiangeva “quel povero Maurizio„ colla discrezione mondana che attutisce ogni stridere molesto. Essa fu malata, e il duca non lasciò un sol giorno la stanza di lei. Ricomparve ai teatri, ai ricevimenti, ammirata, inchinata, al braccio di quell’uomo di cui sentiva l’intima repulsione, accanto alla vergine candida e pura e al giovinetto di cui era l’orgoglio e la tenerezza. Quando essi andarono sposi, il padre aveva detto loro: — Serbatevi degni del vostro nome, e dell’esempio che vi hanno dato i vostri. — Dinanzi a loro, dinanzi a tutti, egli non dimenticò giammai, un giorno solo, per anni ed anni, di dare lo stesso esempio di devozione e di stima alla compagna della sua vita e della sua catena, rimasta sola con lui, nel palazzo immenso, sonoro e vuoto come una tomba. Se mai il volgare sospetto fosse durato ancora nella mente di qualche domestico o di un familiare, egli volle smentirlo sino all’ultimo mo-