Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/70

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62 Don Candeloro e C.i


– Là! Fatemi suonare quei versi! –

Oh! Ma non sai, Jolanda, che ho giuocato la vita?


– Flon! flon! flon! La gamba un po’ più avanti! La mani sul petto! Viva quella mano, perdio! che palpiti e frema! Tu sei innamorato della mia ragazza....

Il fatto è che a dirglielo in versi dinanzi a tanta gente, don Gaetanino diventava un minchione. C’erano pure gli altri dilettanti, in posizione, ad aspettare la loro battuta colla bocca mezzo aperta, e il cappellaccio di Barbetti che andava svolazzando al buio per la platea, come un uccello di malaugurio.

Jolanda al contrario, padrona di sè e del palcoscenico, si muoveva come una regina, agitava drammaticamente il manicotto, si piantava sull’anca, col seno palpitante, il torso audace, gli occhi stralunati sotto la veletta.

               Tu giungesti, Fernando, tu che sei forte e bello,
          E una voce nell’anima mi gridò tosto: È quello!...

– Perdio! Porca fortuna! – il babbo picchiava